Sir Arthur Conan Doyle - UK 2009
Sir Arthur Conan Doyle - UK 2009

No, non sono nemmeno lui. Oltre ai baffi io ho anche il pizzetto. Di Conan Doyle mi intriga il personaggio più famoso: Sherlock Holmes. Sono un lettore accanito delle sue storie. Sono addirittura socio di una congrega di appassionati, The Sherlock Holmes Society of London (SHSL). 

 

All'inizio di questa sezione si trovano i miei ultimi due romanzi pubblicati. Un altro romanzo, C'era la nebbia a Milano in quegli anni (finalista del premio "Io scrittore" del 2016), è in fase di pubblicazione. Anche i racconti che ho scritto (tra i quali tre finalisti al Premio Amerino in diverse edizioni e uno finalista al Premio Borghi nel 2017), pubblicati su riviste e giornali vari, troveranno prima o poi la strada della pubblicazione.

 

In fondo alla sezione ci sono gli incipit del romanzo C'era la nebbia, in quegli anni e dei racconti finalisti ai vari premi. 


LA SINFONIA JUPITER - 2012

ROMANZO

 

FINALISTA DEL PREMIO

“ilmioesordio 2012”

Concorso nato dalla collaborazione tra ilmiolibro, (community letteraria e sito di self-publishing), la scuola di scrittura Scuola Holden e Giangiacomo Feltrinelli Editore.

 

 

E’ un giorno di fine autunno quando Karl, violinista dei Wiener Philhamoniker, incontra Alexandra, che si è trasferita a Vienna per stare vicina al fratello Anton. Anche se la timidezza di lui si scontra con il riserbo di lei, tra una prova e l'altra di un concerto dedicato alla sinfonia Jupiter di Mozart, Karl arriva lentamente a conoscere la vera storia di Alexandra e di Anton e decide di agire. Per il bene di Alexandra, naturalmente, ma anche per un legame più profondo che forse li unisce.

 

1a edizione 06/2012 - 144 pagine

 

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RECENSIONE DELLA SCUOLA HOLDEN:

 

Un romanzo raffinato, scritto con eleganza, che ha al centro la musica di Mozart (la sinfonia che dà il titolo al libro), una Vienna misteriosa e l'ancor più misterioso rapporto fra due fratelli, Anton e Alexandra. Indagato con occhio attratto e perplesso dal violinista Karl, che si innamora della sfuggente Alexandra, appena arrivata in città in un autunno già troppo freddo. Karl dialoga con lei sfidando appena il suo pudore; è una presenza che appare e scompare, va inseguita, attesa magari per ore davanti a un portone. Qui la musica non detta solo il ritmo della scrittura, ma diventa incredibilmente narrazione. Le note corrono e si diffondono nel romanzo, lo rendono stranamente inquieto, elettrico.


I GHIRI SOTTO IL TETTO - 2011

ROMANZO

 

Il corpo di una donna trovata nelle acque del lago Maggiore scatena una successione di ipotesi in contrasto tra loro. Suicidio? Disgrazia? Omicidio? Giunge da Losanna la nipote, che cerca di scoprire che cosa sia successo alla zia, insieme a un vecchio legale e a un giovane medico. Il passato della donna viene pazientemente ricostruito ed emergono vicende che sembrano gettare una luce diversa sulla tragica vicenda.

 

3a edizione 05/2012 - 136 pagine

 

 

 

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C'ERA LA NEBBIA A MILANO IN QUEGLI ANNI - 2016

ROMANZO

 

 FINALISTA DEL PREMIO

“IoScrittore 2016”

Concorso promosso dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol (GeMS)

 

C’era la nebbia a Milano in quegli anni. Una nebbia spessa, grigia di giorno e giallastra di notte, quando i lampioni foravano la coltre di umidità e parevano quei bottoni che trapuntano i divani. Arrivava dai vialoni di periferia e dilagava fino alla circonvallazione esterna. Spesso dalla cerchia delle mura spagnole entrava a toccare le vie del centro della città.

 

Poco prima della mezzanotte del 22 novembre 1966, una notte che la nebbia aveva scelto per spingersi verso il centro, Fausto stava tornando a casa. Guidava a memoria, seguendo i binari del tram e cercando di individuare strade e piazze che conosceva benissimo, ma che erano nascoste alla vista. Agli incroci rallentava per cercare di capire se le luci che gli sembrava di vedere arrivare da destra o da sinistra potessero essere quelle di un’auto. Il traffico era quasi inesistente, per fortuna, e il rischio di incontrare un tram era minimo: a quell’ora erano pochissimi quelli ancora in circolazione.  

 

D’altra parte chi se la sarebbe sentita di uscire in una sera così? Solo qualcuno che aveva un impegno a cui non poteva sottrarsi. Fausto Morandi, appunto. 

 


DELITTO PERFETTO - 2017

RACCONTO

 

 TERZO CLASSIFICATO PREMIO BORGHI 2017

 

 “Sei proprio sicura?” Era una domenica mattina. Anna e Barbara erano sedute sul letto nella camera di Barbara al primo piano della villetta della famiglia Colombo, a Bencate sopra Minusio.

 

“Sì.”

 

Anna guardò con aria triste la sorella. Due donne sulla quarantina senza particolari attrattive, nubili più per caso che per vocazione. Anna commessa a Bellinzona in un negozio di casalinghi, Barbara impiegata in un’agenzia assicurativa di Giubiasco.

 

“Ma perché l’hai fatto?”

 

“Non lo so! Giuro!” Barbara cercò rifugio tra le braccia di Anna, la sorella maggiore, la confidente di sempre. “Cioè …” La voce divenne un sussurro. “A dire il vero, era da un po’ che ci pensavo.”

 

“Era da un po’ che ci pensavi?” Anna sentì un brivido. Come era possibile? Barbara era sempre stata una persona tranquilla e seria. Fin troppo seria, forse. 

 

“Sì. Non so nemmeno io perché. Da qualche giorno.”

 

Anna continuò a tenere la sorella tra le braccia. “Dov’è, adesso?”

 

“Giù, in cucina.”


"VOI MAESTRO." - 2017

RACCONTO

 

 FINALISTA DEL PREMIO AMERINO 2017

 

Il maestro aveva appena terminato gli ultimi accordi e aveva ancora le mani sulla tastiera del pianoforte. A occhi chiusi attendeva che le vibrazioni delle note si spegnessero disperdendosi nell’aria. Quando anche l’ultimo tremito si affievolì e il silenzio tornò nel salone dell’appartamento della Chaussée d’Antin, Rossini aprì gli occhi. E vide davanti a sé Joseph. Aveva in mano un vassoio sul quale era posato un biglietto da visita.

 

“Questo signore chiede di essere ricevuto.”

 

Il maestro prese il biglietto e gli diede un’occhiata distratta. Il nome e il cognome non gli dicevano niente. O meglio, il cognome gli ricordava qualcuno, ma non riusciva a capire chi. Forse una persona che aveva incontrato parecchi anni prima, a Bologna o a Firenze. Un musicista? Probabile. Gettò il biglietto sul vassoio.

 

“Com’è vestito?”

 

“In modo decoroso. Tra i quaranta e i cinquant’anni, bell’aspetto, aria seria.”

 

“Ha dei fogli di musica con sé?” Spesso alla casa di Rossini bussavano musicisti che volevano mostrare le loro composizioni al maestro. Una seccatura. Joseph aveva l’ordine di prendere i fogli e di dire che il maestro si sarebbe fatto sentire se avesse trovato la musica di suo gradimento.

 

“No, signore. Ho chiesto. Non ha niente.” 

 

“E’ già stato qui in precedenza?”

 

“No signore, è la prima volta.” La prima volta. Eppure quel cognome l’aveva già sentito. Sì, doveva essere stato a Bologna.

 

“Un creditore?” Poco probabile, dal momento che Olympe amministrava la casa con il rigore di una esperta contabile.

 

“Non penso proprio, signore. Avrebbe chiesto di madame, non di voi.”

 

“Giusto. Uno che cerca soldi?”

 

“Lo escluderei.”

 

“Perché?”

 

“Non ne ha l’aria, signore.”

 

“Va bene, fallo entrare allora.” 


NUDO DI DONNA - 2016

RACCONTO

 

 FINALISTA DEL PREMIO AMERINO 2016

 

La villa del conte Ludovico Serrani di Valmorone si trovava lungo uno dei viali intorno a piazza Piemonte. Un muro di cinta protetto da un’alta siepe nascondeva alla vista un grande giardino che si estendeva dal viale fino a una via laterale dove si trovava il cancello per l’entrata delle auto. Sul viale c’era l’ingresso pedonale che passava attraverso la piccola casa del custode. La villa era in fondo, quasi invisibile tra gli alberi che la nascondevano. 

 

Lamberti aveva suonato al citofono senza nome a fianco del portoncino. Era un pomeriggio di fine aprile, una giornata calda che preannunciava l’estate. Dopo qualche secondo aveva risposto una voce con accento straniero. Lamberti aveva detto il suo nome e la voce aveva risposto di aspettarlo all’ingresso, sarebbe venuto a prenderlo. Sentì scattare la serratura ed entrò in una piccola anticamera in penombra. La temperatura fresca creava un piacevole contrasto con il caldo della strada. Si guardò intorno. Pareti bianche, pavimento di legno chiaro, tenda bianca davanti alla finestra con le inferriate a fianco del portoncino d’ingresso. Tra due porte chiuse un piccolo divano bianco sopra il quale erano appese quattro stampe di Hogarth. Mentre le stava esaminando per stimarne il valore, un vizio professionale che non riusciva ad abbandonare, una porta si aprì e apparve un uomo di mezza età, dai lineamenti orientali, con un gilet a righe e l’espressione cordiale.

 

“Buongiorno dottore. Venga. Il conte la sta aspettando.”


FRONTI OPPOSTI - 2015

RACCONTO

 

 FINALISTA DEL PREMIO AMERINO 2015

 

“Ite, missa est.”

 

“Deo gratias.”

 

Don Giuseppe Faggion tornò nel piccolo locale che fungeva da sagrestia e cominciò a togliersi i paramenti con l’aiuto di Michele, il suo attendente, che tutte le mattine svolgeva anche la funzione di ministrante. Sotto i paramenti don Giuseppe indossava l’uniforme di capitano del Regio Esercito su cui spiccava la grande croce rossa che lo identificava come cappellano.

 

Anche quella mattina pochissime persone avevano partecipato alla messa: il comandante del reggimento che non perdeva mai l’opportunità di mostrare la sua devozione, più apparente che autentica, quattro soldati che prestavano servizio nella fureria e in cucina e un ufficiale che don Giuseppe non aveva mai visto. Forse era un nuovo acquisto del comando. Lo avrebbe scoperto presto. Guardò l’orologio. Erano passate da poco le sei e trenta e fuori la giornata sembrava già afosa.